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Legge di iniziativa popolare per l'utilizzo delle aziende confiscate alla mafia

Consegnate il 3 giugno 2013 alla Camera le firme a sostegno legge di iniziativa popolare per la tutela dei lavoratori delle aziende confiscate alle mafie. "Esiste un modo per combattere le mafie, ed è per l'appunto dare centralità del lavoro. Per questo la proposta di legge vuole promuovere strumenti di tutela per i lavoratori e per quelle stesse attività produttive sequestrate alle mafie".
A questo link il collegamento alla pagina dedicata della CGIL.
 


 

Combattere l'illegalità economica significa prima di tutto aggredire i patrimoni della criminalità organizzata, restituirli alla collettività e porli alla base della costruzione di nuove relazioni economiche sane e legali, che pongano il lavoro e la dignità delle persone al centro di un nuovo percorso di riscatto civile e sociale. Solo in questo modo il nostro paese può gettare le basi per uscire dalla crisi economica in cui versa. In Italia, infatti, l'economia sommersa, la pervasività della criminalità mafiosa, il malaffare e la corruzione hanno un costo pari a circa il 27% del nostro PIL, un prezzo che costituisce una zavorra insostenibile, sempre più spesso scaricato sui lavoratori e le lavoratrici, sulle giovani generazioni e sui pensionati.
Da queste considerazioni nasce l'idea della CGIL di proporre un piano di intervento per il riuso sociale delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità mafiosa.
Quest'ultime oltre ad essere l'emblema della lotta dello Stato contro la pervasività delle organizzazioni criminali nel nostro tessuto economico, rappresentano una opportunità concreta di lavoro che non può essere sprecata: senza un impegno su questo versante si rischia di vanificare l'ottimo lavoro sul piano della repressione portato avanti dalle forze dell'ordine e della magistratura, che sul lungo periodo potrebbe dimostrarsi inefficace se poi i beni e le aziende confiscate vengono abbandonate subito dopo l'emissione del provvedimento giudiziario. Si assiste così ad un paradosso: attività economiche e produttive simbolo del potere delle mafie, che una volta sequestrate dallo Stato non sono
in grado di divenire modelli di legalità economica, garantendo sicurezza sociale ai lavoratori e alle lavoratrici coinvolte. Questo stato delle cose rischia di diventare uno dei simboli della sconfitta dello Stato nei confronti della criminalità, che spesso ha posto alla base del suo consenso la capacità di garantire lavoro - seppur nell'illegalità - in territori ad altissimi livelli di disoccupazione e esclusione sociale. In questo contesto, le lavoratrici e i lavoratori sono parte lesa: pagano con la disoccupazione e il probabile licenziamento le colpe del proprio datore di lavoro, che spesso agisce nell'illegalità all'insaputa dei suoi dipendenti e del contesto territoriale in cui opera.
Lo stesso accesso agli ammortizzatori sociali spesso viene negato, determinando uno stato di abbandono e di insicurezza sociale che produce effetti devastanti.
Con la mafia si lavora e con lo stato no! Questa è una della frasi che molti sindacalisti hanno dovuto ascoltare in questi anni. Proprio per questo abbiamo deciso di proporre alle Istituzioni - in primis al Parlamento - una serie di proposte che sfidano le mafie e il malaffare sul piano economico e sociale: rendere le aziende sequestrate e confiscate presidi di legalità democratica ed economica, punto di riferimento capace di garantire lavoro dignitoso e legale in territori spesso dilaniati dalla presenza mafiosa. Questo è l'unico modo che abbiamo - come ci ha insegnato Pio La Torre - per combattere realmente le mafie e il malaffare in modo incisivo e efficace, colpendole alla radice. Su questo versante in questi anni si è fatto molto, grazie al lavoro insostituibile delle organizzazioni della società civile e delle cooperative giovanili, che grazie alla proposta di
legge d'iniziativa popolare per il riutilizzo sociale dei beni confiscati - approvata dal parlamento all'unanimità (legge n.109/96) - hanno inferto un colpo durissimo alle mafie, determinando percorsi di riscatto e di liberazione di interi territori ostaggio della prepotenza e dell'arroganza mafiosa.
 
Per presentare la proposta di legge ad una delle due camere è necessario raggiungere la quota minima di 50.000 firme valide. L'arco temporale è quello di sei mesi a decorrere dalla data di presentazione della proposta corredata dalle firme raccolte. La nostra intenzione è quella di depositare la proposta entro e non oltre il giorno 31 Maggio 2013. Per questo è importante partire con la vidimazione in tutta Italia lo stesso giorno. Il giorno fissato per la vidimazione congiunta è il 03/12/2012, ogni modulo vidimato prima di questa data non sarà preso in considerazione al fine della corretta presentazione delle firme.