Lo scorso 9 Aprile, FP CGIL e UIL Fpl di Bologna, hanno dichiarato lo stato di agitazione delle lavoratrici e Lavoratori dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, avviando il le procedure di raffreddamento e il tentativo di conciliazione in prefettura come previsto dalla Norma.
Non escludiamo il blocco degli straordinari e lo sciopero – affermano Iavazzi e Pasquini della FP CGIL di Bologna – qualora la Direzione dell’Istituto continui a non rispettare gli impegni già condivisi e continui a non rispondere alle richieste di incontro che da mesi abbiamo inviato, per affrontare criticità importanti che devono trovare soluzione.
Le questioni più volte sollevate, oltre alla carenza di personale che ad oggi registra meno 71 unità rispetto al 2021, riguardano aspetti che hanno a che fare con la qualità del lavoro, la salute e sicurezza degli operatori e quindi della qualità del servizio.
Solo per fare alcuni esempi – continuano i sindacalisti – abbiamo segnalato l’insufficiente dotazione di pompe di infusione, di mobilizer funzionanti nelle sale operatorie, del mancato funzionamento degli ascensori (su 10, meno della metà).
A questi si aggiungono le questione per le quali la direzione si era impegnata a ricercare soluzioni condivise che però non ha concretizzato: l’impegno a sviluppare un confronto con Tper per favorire la mobilità sostenibile, la stabilizzazione del personale precario, i tempi di fruizione della mensa e buoni pasto, favorire il lavoro agile ove possibile, il riconoscimento delle ore di formazione FAD, il regolamento della mobilità interna e altro ancora.
A fronte dell’inerzia ad affrontare questioni che, oltre a pesare sulla condizione di lavoro di chi opera al servizio delle persone, rischia di produrre ripercussioni sulla qualità dell’assistenza e della cura dell’utenza – concludono Iavazzi e Pasquini – siamo stati costretti ad avviare il percorso di mobilitazione per come regolato dalla vigente normativa in materia e quindi senza escludere il blocco degli straordinari e lo sciopero. Confidiamo che non si debba arrivare a tanto.




