Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad una serie di annunci da parte della politica e dell’Azienda Ausl sull’apertura di nuovi servizi e l’estensione di quelli attuali. Ospedali di Comunità (OsCo), Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), Case della Comunità (CdC).
Premesso che quando si tratta di ampliare l’offerta dei servizi alle persone e alle comunità, a maggior ragione per quelli che si propongono di dare maggiori risposte ai bisogni di cura e assistenza, non possiamo che esserne lieti, peccato che non sia ancora chiaro con quale personale e con quali ricadute organizzative sui servizi già in essere.
Ad esprimere tale preoccupazione sono Marco Pasquini e Gaetano Alessi – Segretario Generale e Responsabile del comparto Sanità della FP CGIL di Bologna.
Attualmente – proseguono i sindacalisti – nel territorio bolognese dobbiamo fare i conti con un blocco sostanziale delle assunzioni in tutte le professioni con graduatorie scadute (Infermieri e autisti soccorritori) ed altre che lo saranno presto (Operatori Socio Sanitari e operatori della riabilitazione), procedure concorsuali poco partecipate rispetto ai posti messi a disposizione o che non coincidono con le scadenze del PNNR, un numero crescente di operatori che sceglie di abbandonare e territori per i quali non si trovano operatori sanitari.
Già da tempo abbiamo lanciato l’allarme sulla tenuta del servizio sanitario nel territorio chiedendo alla politica e alle direzioni, in Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria (CTSS) Metropolitana di Bologna, di rideterminare condizioni di attrattività e di sviluppare ragionamenti e programmazioni in maniera integrata tra le tre aziende che insistono sul territorio bolognese, senza alcun riscontro.
Siamo quindi molto preoccupati e contrasteremo scelte che ancora una volta gravino sul personale sanitario presente, già pesantemente provato, e che determinino la chiusura di altri servizi/reparti.
Servono nuove assunzioni, programmazione e organizzazione condivisa. Presupposti fondamentali senza i quali ci pare difficile poter parlare di ampliamento dell’offerta di servizi che contemplino qualità del lavoro di chi in essi opera e qualità di cura alle persone e alle comunità.



