“La tenuta del servizio sanitario pubblico in Appennino bolognese per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, è messa a dura prova dalla carenza di personale ma, al momento non riscontriamo da parte dell’Azienda, le necessarie risposte”. – Lo affermano Marco Pasquini Segretario Generale e Gaetano Alessi Responsabile comparto sanità della FP CGIL di Bologna

Da quanto risulta, considerando i pensionamenti già avvenuti e quelli imminenti, al polo di Porretta mancheranno tre infermieri al Pronto Soccorso e tre in Sala Operatoria; nel Centro di salute mentale e Sert di Vergato mancano due unità; Sul servizio di riabilitazione che tiene insieme Porretta, Vergato e Castiglion dei Pepoli non si è dato corso alla sostituzione di due fisioterapiste, nonostante l’aumento della domanda dovuto all’avvio del Centro Ambulatoriale Riabilitativo (CAR), a Porretta mancano Tecnici di Radiologia e di Laboratorio; al Servizio di Igiene Pubblica di Porretta non è stato sostituito il personale amministrativo.

Carenze che si aggiungono alle difficoltà che ciclicamente, soprattutto nel periodo estivo, caratterizzano le piastre mediche di Porretta e Vergato per le quali gli operatori sono costretti a spostarsi da un ospedale all’altro per dare supporto ai servizi.

“Il tema della carenza di personale non riguarda solo l’Appennino.” – Aggiungono i sindacalisti – Anche nella riunione con la Conferenza Territoriale Socio Sanitaria Metropolitana (CTSSM) dello scorso 26 febbraio, abbiamo ancora una volta rappresentato il problema della carenza di personale e la necessità di sviluppare una analisi prima ed un confronto poi, su come garantire la tenuta del servizio in Appennino come nel resto del territorio metropolitano. E’ complicato ragionare di implementazione dei servizi, seppur organizzati in maniera differente, senza la presenza di personale necessario a farli funzionare. Altrimenti non si tratta di implementazione ma di scegliere quali degli attuali servizi “sacrificare” per aprirne di altri. Siamo consapevoli delle difficoltà che stanno caratterizzando ricerca di personale. A maggior ragione è necessario sviluppare azioni integrate tra AUSL e istituzioni pubbliche per garantire attrattività territoriale.”

Certo è – concludono – che non possiamo assistere ad una trasformazione della risposta ai bisogni di sanità del nostro territorio che non sia frutto di un percorso condiviso con chi quella trasformazione la deve attuare quotidianamente. Ad oggi però siamo fermi all’informazione e se non arriveranno risposte alle nostre sollecitazioni non avremo altra possibilità se non quella di avviare una stagione di mobilitazione.

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