BOLOGNA – Proteste, incendi e una lunga trattativa per far rientrare la situazione. La mancanza d’acqua all’interno dell’intero carcere della Dozza ha provocato due notti ad alta tensione. Lo dicono in una nota congiunta i segretari di tutte le sigle sindacali della polizia penitenziaria (Sappe, Sinappe, Osapp, Uil, Cisl, Con.Si.Pe, Cnpp/S.pp e Cgil) che chiedono “interventi immediati all’amministrazione e a tutte le autorità competenti”.

La sera del 29 giugno, mentre la città veniva colpita da un forte temporale che ha finalmente portato un po’ di sollievo alla cittadinanza, “all’interno dell’Istituto il clima è diventato letteralmente rovente”.

La mancanza di acqua, “inizialmente registrata al terzo piano del reparto giudiziario, si è purtroppo estesa all’intero istituto, provocando disagi e proteste che, fortunatamente, sono state contenute”. Da qui per spiegare come in diverse sezioni i detenuti abbiano rifiutato di rientrare nelle proprie celle, provocando anche l’incendio di alcuni suppellettili.

Tensione rientrata, alle 2 di notte, “grazie a un’estenuante opera di mediazione svolta dal personale della penitenziaria, che ha dovuto richiedere l’ausilio di personale libero dal servizio e trattenere numerosi agenti in lavoro straordinario”. Una situazione analoga si è poi verificata anche nella sera successiva, col medesimo copione.

La carenza d’acqua è un problema che si ripropone ogni estate perché non è “mai stato realizzato un intervento realmente risolutivo”. E dal 30 giugno l’erogazione resta scarsa e intermittente. I sindacati ricordano che le condizioni di vivibilità della Dozza diventano ogni giorno più difficili. In questo contesto “il personale avverte un senso di abbandono”.

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