I servizi educativi e scolastici del Comune di Bologna stanno attraversando uno dei momenti più difficili della loro storia recente. Il buon funzionamento del servizio è un obiettivo condiviso da lavoratrici e lavoratori che, ogni giorno, mettono al centro il benessere delle bambine dei bambini e delle famiglie. Ma a quale prezzo? Qual è la prospettiva politica di questa Amministrazione, in una città storicamente all’avanguardia nelle politiche per l’infanzia?

Queste sono le domande che FP Cgil di Bologna ha posto direttamente all’assessore Ara nell’incontro che si svolto lo scorso 1 Luglio, nel corso del quale l’Amministrazione comunale ha presentato una riorganizzazione dei nidi.

Una proposta che il sindacato e le stesse educatrici ed educatori hanno ritenuto completamente inadeguata e avulsa dalla complessità e dalla realtà quotidiana dei servizi caratterizzata da crescenti criticità che mettono a rischio la qualità del servizio e che la proposta riorganizzativa non risolve.

Il personale assente per malattia, ferie e permessi non viene sostituito e in certe ore della giornata, il rapporto adulto/bambino arriva a superare la quota di 1 a 14. Se si considera l’aumento di bambini che, seppur non certificate, hanno fragilità comportamentali, questo dato aumenta la difficoltà di farsi carico degli effettivi bisogni educativi e di cura dell’intero gruppo.

In riferimento alle condizioni climatiche, che è fuorviante definire emergenziali, molte strutture non rispondono ai requisiti di salute e sicurezza per le elevate temperature registrate che spesso superano abbondantemente i 30°. In molti nidi l’unico locale condizionato è il dormitorio con i lettini e non è ricevibile la pretesa che il personale quotidianamente li sposti per svolgere le attività educative in quell’unico spazio fresco.

La nostra risposta è chiara: la riorganizzazione proposta non funziona perché non da soluzione alla drammatica situazione in cui versa il servizio, perché è stata costruita e la si vuole imporre senza ascoltare le educatrici, gli educatori e tutto il personale coinvolto che, tutti i giorni quel servizio lo manda avanti a dispetto della situazione.

Non risolverà il problema delle sostituzioni, ridurrà i momenti di compresenza aggravando i rapporti numerici e finirà per affossare definitivamente la qualità del servizio.

Non è sufficiente cambiare modelli organizzativi se non ci sono investimenti adeguati a sorreggerli, di personale e di risorse oltre che una puntuale e certa programmazione. Come ad esempio mettere nel piano investimenti delle opere pubbliche le risorse necessarie per gli impianti di condizionamento.

Siamo consapevoli del quadro normativo nazionale che da anni, sta affossando gli enti locali e quindi i servizi pubblici che devono garantire. Vincoli sulle assunzioni, vincoli di spesa sulla valorizzazione del personale che come CGIL contrastiamo a tutti i livelli – locale e nazionale – ma la politica bolognese tutta e a maggior ragione quella che governa la città, ha l’onere di intervenire con forza per far rimuovere tali vincoli.

E nel caso di specie ha il dovere di fare una scelta di campo netta che per noi deve essere quella di stare concretamente dalla parte delle bambine, dei bambini e delle loro famiglie per mantenere un servizio pubblico di valore che non può prescindere dalle condizioni di lavoro di chi quotidianamente prova a garantirlo.

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