Ospedale di Bentivoglio: Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl aprono lo stato di agitazione. Qualità a rischio per il poco personale
"L’ospedale di Bentivoglio non è più nelle condizioni di offrire ai cittadini la giusta qualità di cura, a causa della carenza di personale” – E’ la denuncia della Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl - “Alle nostre reiterate richieste, l'Azienda ha sempre risposto con note vaghe, lacunose, prive di soluzioni, quindi non abbiamo avuto altra scelta che aprire lo stato di agitazione e chiedere la convocazione in Prefettura che è già stata fissata per il 23 di Febbraio prossimo.”
La situazione è drammatica in ogni reparto, ma vede punte di gravissima preoccupazione nelle Medicine, in Chirurgia in Ortopedia, in aria Geriatrica oltre una ricaduta sul Blocco Operatorio.
“Bisogna invertire questo trend negativo che ad oggi pare irreversibile, con una direzione Dater che appare insensibile ed incapace di gestire una situazione ormai al limite e insostenibile in tutto il territorio metropolitano. In tale situazione di grave carenza di personale per sostenere gli attuali servizi, ci chiediamo come si possa pensare di avviarne altri – Case di comunità e posti letto OsCo – dei quali ci sarebbe bisogno. “
Tornando alle questioni che riguardano la grave situazione di carenza di organico dell’Ospedale di Bentivoglio, le Organizzazione Sindacali segnalano come, a loro avviso, anche la politica del territorio, abbia abbandonato qualsiasi interesse.
“E’ praticamente impossibile - affermano - raggiugere la struttura con i mezzi pubblici e non ci risulta che sia stato attuato, o sia in via di attuazione, nulla per risolvere questa importante criticità. Criticità che non aiuta prima di tutto l'utenza, ma nemmeno chi viene chiamato da graduatoria di concorso per lavorare in questa struttura che spesso si trova a dover rifiutare la presa in servizio, in quanto irraggiungibile.”
Siamo convinti che serva una "sterzata" immediata, altrimenti si andrà incontro ad una sola, e drammatica, soluzione: la chiusura dei servizi".
Al carcere della "Dozza" sovraffollamento e disordini sono all'ordine del giorno
Per l’ennesima volta ci tocca rappresentare la situazione surreale che sta vivendo l’Istituto che proprio in questi giorni ha raggiunto la cifra record di 880 detenuti a fronte di una capienza di 492.
E' ormai acclarato che questa situazione di sovraffollamento contribuisce determinare, sempre più spesso, l'insorgere di episodi di insofferenza che spesso sfociano in azioni fuori controllo e lesivi per i detenuti, per gli operatori di polizia penitenziaria e per la struttura.
Nelle ultime ore un detenuto ha distrutto tutti i neon di una sezione perché pretendeva di conferire senza alcun preavviso con il Comandante di reparto e nel reparto femminile una detenuta ha aggredito due agenti che stavano svolgendo una operazione di controllo delle inferiate, con lo scopo di impedirglielo. Il reparto infermeria è talmente saturo di detenuti problematici che della sua originaria destinazione conserva solo il nome.
In questa situazione ormai strutturalmente fuori controllo, l'Amministrazione ha avviato lavori di ristrutturazione all' interno di una sezione del secondo piano giudiziario con parte dei detenuti dentro senza considerare l'alto rischio che, a nostro vedere visto il clima sopra descritto, tale scelta possa comportare. Non si comprende, razionalmente, come si possa prevedere dì effettuare tali lavori in tale contesto e allo stesso tempo garantire la sicurezza e i diritti della popolazione detenuta e di chi ha l'onere di custodirli. Misteri della fede!
Ma qui la fede, di qualsiasi fede si tratti, non c'entra .
Da Novembre '25 ad oggi sono almeno sei le richieste che come Organizzazione Sindacale, abbiamo mosso nei confronti degli organi preposti per trovare soluzioni che non sono arrivate. E intanto la situazione continua a peggiorare. Eppure il sistema carcerario, secondo la Costituzione italiana, deve mirare al reinserimento sociale del detenuto e al rispetto della sua dignità. Un obiettivo che al carcere della "Dozza" è lontanissimo dall'essere raggiunto.
Nell’Area della Ricerca Sanitaria siamo di fronte alla mancata applicazione degli accordi.
Nonostante un poderoso lavoro di contrattazione decentrata, alla data di oggi non risulta ancora attivata nessuna delle procedure burocratiche/amministrative necessarie per dare avvio al sistema degli incarichi per i ricercatori e i collaboratori e per dare applicazione ai Differenziali Economici di Professionalità (DEP) riferiti all’anno 2025 che determinerebbero un avanzamento economico per il personale coinvolto.
Ci pare evidente l’intenzione di posticipare risposte che invece, dovrebbero essere date nell’immediato per garantire alle professioniste e ai professionisti della ricerca la giusta valorizzazione. Intenzione che oltre a non essere compresa, non possiamo e non vogliamo tollerare.
Sono questi i contenuti della nota che oggi la FP CGIL di Bologna (Alessi, Marzocchi e Iavazzi) ha inviato all’Azienda USL, all’Azienda Ospedaliera Sant’Orsola-Malpighi e all’Istituto Ortopedico Rizzoli.
Inoltre i tre sindacalisti nella stessa comunicazione, hanno segnalato alle tre Aziende Sanitarie che a tutt’oggi, non hanno ricevuto risposta alla richiesta inviata lo scorso 21 gennaio per avere riscontro in merito al “AL CENSIMENTO DEI TITOLI DI STUDIO DEL PERSONALE DELLA RICERCA”
Tocca prendere atto con rammarico – aggiungono - come le Direzioni non riconoscano il valore e la dignità del personale della ricerca, ignorando gli organismi di rappresentanza e se entro 10 giorni dal ricevimento della nota inviata oggi –concludono - non dovesse arrivare nessun cenno di riscontro, convocheremo le lavoratrici e i lavoratori in assemblea per decidere le azioni di lotta da intraprendere.
Fp Cgil Bologna: situazione insostenibile nelle Recovery Room dell’Ospedale Maggiore. Si va verso lo stato di agitazione
I problemi che da tempo stanno caratterizzando i tempi di permanenza dei pazienti nelle Recovery Room, in relazione agli interventi chirurgici e al personale dedicato, sono noti sia alla direzione del presidio sia alla direzione dell’Azienda. Più volte – dichiarano Gaetano Alessi e Marco Pasquini Responsabile Sanità e Segretario Generale della FP CGIL di Bologna - li abbiamo segnalati sollecitando risposte organizzative e soluzioni adeguate che però stentano ancora ad arrivare. Al di là di risposte informali, spesso evasive, siamo di fronte al nulla di fatto e a farne le spese sono gli operatori dei blocchi operatori e l’assistenza ai pazienti.
Le Recovery Room, o sale di risveglio, dotate di tecnologie di monitoraggio centralizzato dei parametri vitali e di ventilazione, consentono il risveglio protetto del paziente dopo l’intervento chirurgico.
Non sono reparti di Terapia intensiva e non sono reparti di degenza. Se come tali vengono considerati e il tempo di permanenza dei pazienti nelle Recovery Room va oltre a quello necessario per il post-operatorio, nascono problemi. Dopo le 20,00 nei posti letto delle Recovery Room non dovrebbero più esserci pazienti che, invece dovrebbero essere già nei reparti di destinazione. Così sempre più spesso non è, con gravi ripercussioni sull’organizzazione e sugli orari degli infermieri in servizio nei blocchi operatori che comunque si fanno carico di garantire cura e assistenza ai pazienti.
- Perché accade?
- Per ogni intervento programmato è già stabilito il posto letto nel reparto di destinazione dopo il post- operatorio?
- La programmazione degli interventi tiene conto delle dotazioni di personale necessarie sia per il post-operatorio sia nei reparti di destinazione dopo il post-operatorio?
- Per gli interventi in emergenza (da effettuare immediatamente) e in urgenza (da eseguire entro poche ore), è previsto un numero di posti letto da tenere disponibili?
Quel che è certo è che per gli operatori dei blocchi operatori la situazione è insostenibile, tanto da averci dato mandato – concludono Alessi e Pasquini – ad aprire lo stato di agitazione con conseguente blocco delle attività in tutte le modalità che riterremo opportune e che la norma ci consente.
Siamo consapevoli dei disagi per l’utenza, ma siamo altrettanto certi che senza operatori sanitari non esiste sanità pubblica ed universale e senza una corretta e adeguata organizzazione necessaria a garantire condizioni di lavoro sostenibili, saranno sempre di più gli operatori che decideranno di andare via.
Nuove aperture OsCo AFT e Case della Comunità. FP CGIL Bologna: bene, ma con quale personale?
Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad una serie di annunci da parte della politica e dell'Azienda Ausl sull'apertura di nuovi servizi e l'estensione di quelli attuali. Ospedali di Comunità (OsCo), Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), Case della Comunità (CdC).
Premesso che quando si tratta di ampliare l’offerta dei servizi alle persone e alle comunità, a maggior ragione per quelli che si propongono di dare maggiori risposte ai bisogni di cura e assistenza, non possiamo che esserne lieti, peccato che non sia ancora chiaro con quale personale e con quali ricadute organizzative sui servizi già in essere.
Ad esprimere tale preoccupazione sono Marco Pasquini e Gaetano Alessi – Segretario Generale e Responsabile del comparto Sanità della FP CGIL di Bologna.
Attualmente - proseguono i sindacalisti – nel territorio bolognese dobbiamo fare i conti con un blocco sostanziale delle assunzioni in tutte le professioni con graduatorie scadute (Infermieri e autisti soccorritori) ed altre che lo saranno presto (Operatori Socio Sanitari e operatori della riabilitazione), procedure concorsuali poco partecipate rispetto ai posti messi a disposizione o che non coincidono con le scadenze del PNNR, un numero crescente di operatori che sceglie di abbandonare e territori per i quali non si trovano operatori sanitari.
Già da tempo abbiamo lanciato l’allarme sulla tenuta del servizio sanitario nel territorio chiedendo alla politica e alle direzioni, in Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria (CTSS) Metropolitana di Bologna, di rideterminare condizioni di attrattività e di sviluppare ragionamenti e programmazioni in maniera integrata tra le tre aziende che insistono sul territorio bolognese, senza alcun riscontro.
Siamo quindi molto preoccupati e contrasteremo scelte che ancora una volta gravino sul personale sanitario presente, già pesantemente provato, e che determinino la chiusura di altri servizi/reparti.
Servono nuove assunzioni, programmazione e organizzazione condivisa. Presupposti fondamentali senza i quali ci pare difficile poter parlare di ampliamento dell’offerta di servizi che contemplino qualità del lavoro di chi in essi opera e qualità di cura alle persone e alle comunità.
Cooperative Sociali. Così non va
Si è svolto oggi a Bologna, l'Attivo unitario delle Delegate e dei Delegati di CGIL, Cisl e UIL che operano nei servizi del terzo settore.
La denuncia è forte e chiara: il settore del sociale non può più aspettare.
"Siamo il motore del welfare cittadino, ma la nostra dignità professionale non è adeguatamente riconosciuta. Servono risposte concrete e non solo parole."
È chiaro il riferimento allo stallo del confronto per il rinnovo del contratto integrativo territoriale, in un silenzio delle parti datoriali inaccettabile.
Cosa chiediamo per il nuovo Contratto Integrativo:
Salari più pesanti: Vogliamo risposte immediate attraverso l'innalzamento del valore dei buoni pasto, allargamento della platea e l'adeguamento dei rimborsi chilometrici. Chi lavora per la comunità non deve rimetterci di tasca propria per spostarsi!
Migliore organizzazione del lavoro: Basta turni insostenibili e carichi eccessivi. Chiediamo una pianificazione che rispetti la vita dei lavoratori e la qualità del servizio offerto.
Sblocco delle trattative: Bologna deve tornare a essere un modello di contrattazione avanzata. Non accetteremo ulteriori stalli.
"Il lavoro sociale ha un valore immenso. È ora che questo valore si rifletta nelle nostre buste paga e nei nostri diritti.
Così non va!"
Le lavoratrici e lavoratori del sociale sono pronti alla mobilitazione se non ci saranno risposte concrete!
Al Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio si riaprono i posti letto di degenza. Per la FP CGIL di Bologna è un grande risultato
La FP CGIL di Bologna esprime profonda soddisfazione per la riattivazione dei 12 posti letto presso il Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio, dopo la loro soppressione a seguito dei gravi eventi alluvionali dell’ottobre 2024.
Siamo consapevoli delle enormi difficoltà affrontate in questi mesi da tutto il personale della struttura e dalla stessa Dirigenza INAIL. Nulla di quanto è stato ottenuto era scontato: il ripristino dei reparti ha richiesto grande tenacia da parte del sindacato e uno sforzo organizzativo straordinario. Un’assunzione di responsabilità comune ha contribuito a garantire la continuità di un servizio d'eccellenza per l'utenza particolarmente fragile a cui si rivolge. Un importante risultato frutto di un impegno corale.
In questo percorso complesso e pieno di ostacoli, la FP CGIL di Bologna, ancora una volta, è stata in campo con senso di responsabilità, Non abbiamo mai fatto mancare, soprattutto con la rete eccellente di delegati interni, vicinanza ai colleghi di lavoro, il confronto sempre costruttivo, il contributo al superamento delle criticità tecniche e logistiche e, pur nella consapevolezza della difficile gestione dell'emergenza che ha impegnato la Dirigenza, anche le critiche, con l’unico obiettivo della riapertura.
Come sindacato continueremo a monitorare e a dare il necessario supporto ai nostri delegati interni, affinché il Centro di Vigorso di Budrio possa tornare alla sua piena operatività, a tutela dei lavoratori e dei cittadini che fruiscono delle preziose e insostituibili prestazioni pubbliche.
Istituto Ramazzini: per Fp Cgil è a rischio la ricerca indipendente. Forte preoccupazione per la stabilità occupazionale
L’assenza del Direttore dell’Area Ricerca e la mancata comunicazione di un sostituto e del nuovo assetto organizzativo, aprono interrogativi urgenti che necessitano di risposte chiare e immediate da parte dei vertici dell'Istituto. Risposte che, nonostante le richieste formali della Fp Cgil di Bologna, non sono arrivate.
Occorre, quindi un confronto urgente con i vertici dell'Istituto Ramazzini per avere rassicurazioni concrete sul futuro industriale del Centro e sulla salvaguardia di ogni singolo posto di lavoro.La ricerca richiede chiara programmazione e rispetto per chi, ogni giorno, mette le proprie competenze al servizio della salute collettiva.
Per noi - affermano Pasquini e Mesoraca della Fp Cgil di Bologna - Il Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni deve restare un presidio di scienza libera e indipendente oltre che un luogo di lavoro dignitoso e tutelato. Non permetteremo - continuano i sindacalisti - che una risorsa così preziosa per la nostra Regione venga indebolita da visioni che paiono poco chiare o di ridimensionamento. Monitoreremo con estrema attenzione ogni passaggio formale relativo alle nuove nomine e alle future strategie aziendali.
Ospedale privato accreditato Nigrisoli. FP CGIL, CISL FP, UIL FPL aprono lo stato di agitazione dei dipendenti
Le Organizzazioni sindacali di Categoria, hanno aperto lo stato di agitazione dei dipendenti dell’OSPEDALE PRIVATO ACCREDITATO NIGRISOLI, con blocco degli straordinari ed eventuali iniziative di sciopero qualora la situazione non si sbloccasse.
Tale decisione, in rappresentanza delle lavoratrici e lavoratori della struttura, si è resa necessaria per la totale indisponibilità da parte della Direzione Aziendale, ad affrontare le questioni che anche nell'incontro che si è tenuto lo scorso 22 dicembre 2025, le organizzazioni sindacali hanno posto.
Le materie del contendere riguarda l'avvio di confronto, come richiesto da parte sindacale, che porti alla definizione di un Contratto Integrativo Aziendale che preveda la valorizzazione degli operatori e che risolva l'ormai cronica carenza di personale che già a novembre dell'anno appena concluso, avevamo denunciato.
Occorre infatti definire un sistema premiante adeguato a raccogliere le specificità e l'operatività del personale per tutte le figure professionali oltre che un sistema di progressioni economiche orizzontali e occorre implementare la dotazione organica.
La grave carenza di personale, in particolare di infermieri determina un pesante aggravio dei carichi di lavoro per il personale in servizio, che raggiunge livelli di intollerabilità e che ha un impatto negativo sulla qualità dell'assistenza, sulla sicurezza dei pazienti e degli operatori stessi. Senza personale il lavoro non si fa o si fa male quindi o li si aumenta o si riducono i posti letto.
Di fronte alla totale indisponibilità mostrata sin qui dalla Direzione Aziendale, siamo stati costretti a chiamare in causa la Prefettura e se anche in quella sede non si troveranno le soluzioni necessarie, agiremo tutte le forme di mobilitazione previste dalla norma.
2025 - Un anno di News della FP CGIL di Bologna
Abbiamo raccolto tutte le notizie che la categoria ha prodotto nel corso del 2025.
Sono la testimonianza di parte del lavoro svolto, al quale si aggiungono tutte le iniziative che abbiamo fatto assieme alla confederazione e agli altri livelli della categoria e tutta l’attività di presidio, contrattazione e tutela in tutti i luoghi di lavoro e per le lavoratrici e lavoratori che rappresentiamo.
Una importante attività di informazione, di denuncia e sensibilizzazione dei molti problemi che le lavoratrici e lavoratori dei servizi pubblici vivono quotidianamente, spesso inascoltati dai datori di lavoro pubblici e privati e che mettono in pregiudizio la quantità e la qualità dei servizi a disposizione delle persone del nostro territorio.
La nostra caparbietà nel ricercare soluzioni che permettano di costruire risposte adeguate per coloro che operano nei servizi alla collettività, in riferimento a condizioni di lavoro che sono sempre più insostenibili, a condizioni economiche che sempre più spesso non consentono di vivere dignitosamente, rappresenta oltre che un dovere morale, una necessità.
Non possiamo e non vogliamo permettere che l’articolato sistema dei servizi pubblici sia giorno dopo giorno depotenziato e smantellato. E’ quello il sistema che garantisce le risposte ai bisogni delle persone.
Continueremo a difendere i Servizi Pubblici perché sono presidio di legalità, l'infrastruttura della vita quotidiana e la base del benessere delle persone, delle comunità e della coesione sociale. Se li tagliano stiamo peggio tutti.
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