Per contrastare la riorganizzazione voluta dal Ministero della cultura, arriveremo alla sciopero
A conclusione di un partecipatissimo presidio, svoltosi ieri 1 Luglio dalle ore 10 alle ore 12 a Bologna, in Piazza Roosevelt, che sostanzialmente ha raccolto tutto il personale della Soprintendenza ABAP per la Città metropolitana di Bologna e le province di Ferrara, Modena e Reggio Emilia e del Segretariato Regionale per l'Emilia-Romagna, con una presenza costante di circa sessanta dipendenti, a cui sentiamo di rivolgere un sentito ringraziamento, una delegazione delle federazioni provinciali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa e delle RSU di posto di lavoro è stata ricevuta in Prefettura per il tentativo di chiusura dello stato di agitazione territoriale aperto il 20 giugno scorso.
Dopo un’ approfondita discussione delle pesanti problematiche connesse al piano di riorganizzazione voluto dal Ministero della cultura, che si possono sintetizzare in una pressoché totale assenza di interlocuzione e di direttive operative, la parte sindacale, paventando il concreto rischio di dispersione delle competenze tecniche e dell'esperienza maturata, ha ritenuto di dover lasciare aperta la vertenza sindacale in attesa che celermente un tavolo operativo passa finalmente prendere vita al livello nazionale.
La mobilitazione, dunque, prosegue con iniziative assembleari che in assenza di risposte tangibili da Roma non potranno che sfociare nella proclamazione di uno sciopero che riguarderà i due uffici coinvolti.
Un ringraziamento alla Prefettura di Bologna che una volta ancora si è contraddistinta per attitudine al dialogo e capacità di sintesi.
Decentramento, Città, Quartieri, Riordino istituzionale
“Le Città - Sostenibilità e democrazia” è il titolo che rappresenta il filo conduttore della festa della CGIL di Bologna di quest’anno, dal 3 al 5 luglio.
Il 3 luglio alle 15,00 assieme a Davide Baruffi Assessore regionale con delega al riordino istituzionale, ad Erika Capasso delegata alla riforma dei quartieri del comune di Bologna e a Sara Accorsi della Città Metropolitana di Bologna, ci confronteremo su “DECENTRAMENTO, CITTA’, QUARTIERI, RIORDINO ISTITUZIONALE” e proveremo a ragionare su come la geografia istituzionale nel nostro territorio possa, anzi debba favorire la sostenibilità, la condizione di vita delle persone e i processi democratici.
Garantire l’universalità di servizi pubblici accessibili, oltre ad essere il compito primario dello Stato in tutte le sue articolazioni: Regione, Città Metropolitana, Unioni di Comuni, Comuni, Distretti sanitari, Aziende sanitarie, ecc., è un fondamento della democrazia.
Le politiche di austerità europee e del nostro paese e da ultimo il rafforzamento delle spese militari a discapito dell’infrastruttura sociale di tutti i paesi, dei servizi pubblici e del lavoro pubblico, hanno aumentato e continueranno ad aumentare divari e disuguaglianze fra le persone.
Non avere risposte adeguate da parte delle istituzioni pubbliche ai bisogni fondamentali per rendere i diritti costituzionali fondamentali disponibili a tutti, mette in pregiudizio la sostenibilità delle persone e le allontana dalla partecipazione democratica.
Guardando fuori dai nostri confini, il confronto tra Italia e paesi europei è impietoso e certifica quanto la necessità di un piano di investimenti nei servizi pubblici assuma nel nostro Paese i tratti di un’emergenza da affrontare immediatamente.
Negli ultimi 10 anni (dal 2015 al 2024) la spesa per redditi da lavoro dipendente delle amministrazioni pubbliche, in Italia, è cresciuta meno (14%) della metà di quanto spendono in media i Paesi europei (31,8%), sotto a Francia (24,9%), Germania (40,8%), Spagna (36,1%) e Regno Unito (26%), nonostante nello stesso periodo sia evidenziabile un aumento della spesa corrente delle amministrazioni pubbliche pari al 28,3% per il nostro Paese. Segno che le politiche di finanza pubblica di contenimento della spesa hanno agito solo una leva, quella della compressione dei salari e del blocco delle assunzioni, senza far molto sul resto delle componenti della spesa corrente dove vanno a confluire anche le spese per beni e servizi, tra cui le esternalizzazioni delle attività prima svolte dall’amministrazione e che non è stato più possibile garantire con livelli occupazionali sempre più bassi e si è scelto di privatizzare. Anche nel nostro territorio.
Le differenze nella spesa registrata tra i Paesi non si spiegano neanche se si considera la spesa per redditi da lavoro dipendente delle amministrazioni pubbliche in rapporto al PIL. L’aumento nei medesimi 10 anni per in Italia è, infatti, pari solo al 7,1% contro il 12,5% della Francia, il 29,9% della Germania, il 21,6% della Spagna, il 40% del Regno Unito o il 20,4% della media EU 27.
Le criticità in relazione agli altri Paesi sono riscontrabili anche in relazione al personale, dato che l’Italia continua a mantenere un primato negativo in termini di rapporto occupati sul totale della popolazione residente: nel 2021 eravamo fermi al 5,7% a fronte dell’8,3% della Francia, del 6,1% della Germania, del 7,3% della Spagna e dell’8,1% del Regno Unito.
Servirebbe un Piano per i Servizi Pubblici, per porre fine al progressivo processo di esternalizzazione e privatizzazione che sta interessando settori sempre più ampi delle politiche pubbliche, sottraendo alla gestione e al controllo di chi agisce nell’interesse della collettività la qualità, l’efficacia e l’appropriatezza di prestazioni e servizi, e negandone l’universalità dell’accesso.
La legge di bilancio per il 2025, invece, prevede tagli significativi agli enti locali, con conseguenti preoccupazioni per il futuro dei servizi e degli investimenti a livello territoriale. Questi tagli, che si sommano a quelli già effettuati negli anni precedenti, riguardano sia i trasferimenti statali che i fondi destinati a progetti specifici.
Alcune stime
Nel 2025, i tagli complessivi di risorse a regioni, comuni, province e città metropolitane ammontano a circa 420 milioni di euro, così ripartiti: 280 milioni alle regioni, 140 milioni a comuni, province e città metropolitane. Per il quinquennio 2025-2029, i tagli complessivi raggiungono circa 3,93 miliardi di euro, suddivisi in 2,43 miliardi alle regioni e 1,5 miliardi a Comuni, Province, Città Metropolitane.
A questi si aggiungono consistenti tagli ai fondi per investimenti locali, in particolare per i comuni, che da soli subiscono riduzioni di circa 3,2 miliardi tra il 2025 e il 2029, incluse riduzioni di fondi per progettazione, rigenerazione urbana, medie e piccole opere.
Le province e le città metropolitane vedono tagli specifici per investimenti sulla rete viaria locale pari a circa 295 milioni nel quinquennio 2025-2029, con ulteriori 1,1 miliardi previsti nel periodo 2030-2036
Questi tagli colpiranno in modo rilevante servizi fondamentali, welfare locale, trasporti pubblici e investimenti infrastrutturali, con impatti significativi sulla capacità di spesa e sviluppo degli enti territoriali. I comuni più piccoli, spesso già in difficoltà finanziarie, saranno costretti a ridurre ulteriormente la spesa o a ricorrere al debito. I Servizi sociali, già al di sotto della media europea, subiranno una drastica riduzione.
Il territorio metropolitano bolognese non sarà immune dai tagli previsti dalla legge di bilancio 2025, con ripercussioni negative sulla quantità e qualità dei servizi, sugli investimenti e sulla stabilità economica e sociale del territorio.
In questo quadro, occorre ripensare nel nostro territorio ad una nuova idea di geografia istituzionale che superi la precedente e che regoli l’intero sistema delle autonomie locali, mettendo al centro la natura e il livello dei servizi pubblici che il sistema pubblico ha il dovere di garantire a tutti indipendentemente dal loro luogo di residenza. Anche facendo riferimento ad alcuni indicatori.
A livello nazionale, il costo medio per abitante è inversamente proporzionale al numero di abitanti – meno abitanti costi più alti. Mentre la percentuale media del numero di dipendenti per numero abitanti è più bassa nei comuni piccoli rispetto a quelli grandi.
Occorre quindi ragionare su come superare la resistenza a riunirsi in forme associate e la situazione di stallo, in alcuni casi di arretramento, che da tempo sta caratterizzando molte istituzioni pubbliche del nostro territorio come le Unioni di Comuni.
Occorre ridefinire e potenziare il ruolo della Città metropolitana di Bologna e la sua relazione con la Regione, con il comune di Bologna e il suo decentramento, con i comuni dell’area metropolitana, con le unioni di comuni, con le Asp e i distretti socio sanitari, in un’ottica di rinnovata e strutturata collaborazione tra istituzioni in grado di garantire, quanto più possibile nel contesto dato, l’universalità di accesso ai servizi pubblici e la sostenibilità della condizione di vita delle persone. Fondamenti imprescindibili della democrazia.
"Il Pronto Soccorso di Bazzano resta Ps, nessuna decisione unilaterale, ristabilite corrette relazioni tra le parti".
Durante l'incontro di oggi 25 Giugno in sede Prefettizia, si è arrivati ad un verbale d'incontro tra Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl e l'Azienda Usl di Bologna, che riporta chiarezza sul Pronto soccorso di Bazzano di Valsamoggia, dopo la bagarre dei giorni scorsi.
- Il Pronto Soccorso di Bazzano rimane tale e mantiene pertanto le consuete modalità di erogazione delle prestazioni assistenziali.
- Qualsivoglia mutamento di questo quadro dovrà essere oggetto di confronto tra le parti in sede aziendale e prima ancora in sede di Conferenza Territoriale Socio Sanitaria Metropolitana (CTSSM)
Sono le due questioni sulle quali abbiamo preteso chiarezza e che consentono di ripristinare, oltre la fondamentale "tranquillità" tra gli operatori sanitari che erogano i servizi alla comunità, anche di riportare ai tavoli deputati i confronti e i ragionamenti che impattano sui lavoratori e sui servizi alle persone.
Abbiamo sventato blitz estivi che miravano all'attuazione di scelte preconfezionate con date prestabilite togliendo la possibilità a tutti gli attori in parte, di entrare nel merito. Peraltro siamo fermamente convinti che il Ps di Bazzano debba rimanere tale e che anzi vada rafforzato.
Pur considerando l'incontro di oggi positivo, abbiamo sospeso e non revocato lo stato di agitazione in attesa di riprendere il confronto in CTSSM perché qualunque tentativo di forzatura ci vedrà immediatamente pronti ad azioni di lotta.
servizi cimiteriali comune di bologna
CGIL e UIL denunciano l’applicazione di differenti trattamenti contrattuali tra i lavoratori che operano nei Servizi cimiteriali del comune di Bologna. Il socio privato detta le regole, il Comune sostiene di avere le mani legate e a farne le spese sono le lavoratrici e i lavoratori che non vedono la possibilità di aver riconosciuto quanto gli spetta: un salario adeguato rispetto al lavoro che svolgono.
Quella dei servizi cimiteriali del comune di Bologna è una storia che inizia nel 2013 quando il comune decise di darli in concessione per trent’anni ad una società mista pubblico/privata, la BSC della quale il comune era, ed è tuttora, il socio di maggioranza. Venne individuato anche il socio di minoranza della BSC, la SPV nella quale oggi le maggiori quote sono in capo alla CIMS di Imola.
Questo incastro di scatole ha determinato la coesistenza sul servizio di lavoratrici e lavoratori ai quali sono applicati contratti differenti. Il contratto di settore ai dipendenti della società BSC e il contratto multiservizi ai dipendenti del socio privato che, pur svolgendo le stesse attività, ha trattamenti economici e normativi inferiori rispetto al contratto di settore. Questo accade nonostante il comune di Bologna riconosca al socio privato, per le prestazioni svolte, gli importi stabiliti dal tabellare regionale che fa riferimento al contratto di settore.
Da mesi CGIL e UIL hanno aperto la vertenza con il comune di Bologna affinché alle lavoratrici e ai lavoratori che operano nei servizi cimiteriali bolognesi e che svolgono le stesse mansioni, vengano applicate le stesse condizioni di lavoro e contrattuali ma anche nell’ultimo incontro che si è svolto nei giorni scorsi, le posizioni sono rimaste distanti. Non solo, il socio privato minoritario ha dettato regole e condizioni, per CGIL e UIL irricevibili, senza che il comune di Bologna, socio maggioritario, proferisse parola se non per rassicurarci sulla legittimità degli atti.
CGIL e UIL non hanno posto, fino ad ora, un tema di legittimità seppure ritengono singolare che una concessione trentennale non possa essere adeguata negli anni al contesto che si modifica più rapidamente, ma non è detto che ciò che è legittimo sia anche giusto e in questa situazione giusto proprio non lo è.
Non è giusto che ai lavoratori dello stesso servizio vengano applicate condizioni e trattamenti differenti; non è giusto che il socio privato si metta in concorrenza con la società di cui fa parte per acquisire le gestione di servizi cimiteriali anche nei comuni dell’Area metropolitana; non è giusto che si affidino servizi pubblici con risorse pubbliche a soggetti privati che poi agiscono fuori dal controllo pubblico.
Noi continueremo la nostra vertenza chiamando in causa il decisore pubblico perché è lui che ha deciso di dare in concessione il servizio, è lui che ha le quote di maggioranza nella società che ha costituito ed è lui che deve garantire l’equità di trattamento alle lavoratrici e ai lavoratori che quel servizio portano avanti.
E’ ora che ognuno faccia la propria parte perché le scelte fatte allora non ricadono ingiustamente su chi lavora.
Il pubblico non si deresponsabilizzi e intervenga affinché la dignità di chi lavora per il servizio pubblico, se pur indirettamente, venga salvaguardata.
Bologna 6 Giugno 2025
Bologna e la storia infinita degli URP. Il Comune gli cambia il nome ma non risolve i problemi
Oggi 26 maggio 2025 durante l’Assemblea pubblica, indetta dalla RSU del Comune di Bologna, le lavoratrici e i lavoratori degli URP, oggi chiamati Uffici Comunali di Prossimità sono intervenuti in Consiglio comunale, per sottolineare ancora una volta la mancanza di risposte adeguate a risolvere i problemi del servizio.
La riorganizzazione pensata oltre un anno fa dall'Amministrazione Comunale, senza alcun confronto preventivo con la Rsu e le Organizzazioni Sindacali, ha mostrato fin dal principio il tratto unilaterale e dirigista dell'Amministrazione che non ha minimamente tenuto in considerazione le ricadute sugli operatori e sulla qualità del servizio.
Fin dall’inizio abbiamo espresso più di una preoccupazione e chiesto l'attivazione di tavoli di confronto che entrassero nel merito delle problematiche.
Non è sufficiente cambiare il nome al servizio e collocarlo nel settore dei servizi Demografici per risolvere il problema della carenza di personale e delle aggressioni agli operatori.
Un settore, quello dei Demografici che peraltro è già in ginocchio per una diffusa carenza di personale dovuta anche all'esodo generalizzato verso gli enti delle funzioni centrali, verso la Regione o addirittura verso il privato.
Fin dai primi incontri, abbiamo chiesto di avviare un bando di mobilità interna rivolta a tutto il personale comunale e lo scorrimento della graduatoria in essere da concorso per istruttore amministrativo, che scadrà tra soli due mesi. Ma su questo nessuna risposta.
L'unica soluzione prospettata è stata quella di una maggiore digitalizzazione dei servizi. Ma anche in questo ambito emergono criticità significative perchè
gli applicativi informatici spesso non rispondono alle reali esigenze del servizio.
Senza risposte concrete questa riorganizzazione non darà soluzione ai reali problemi.
La risposta del Consiglio comunale è stata quella di organizzare un’udienza conoscitiva e per noi non è sufficiente.
Abbiamo bisogno di tavoli di confronto per trovare soluzioni concrete e veloci a problemi concreti e urgenti vista la situazione che mette a rischio i servizi, la sicurezza e il benessere lavorativo di chi in essi opera.
Al Sant'Orsola-Malpighi anche quest'anno piano ferie a rischio
Ancora una volta, per il sesto anno consecutivo, il piano ferie estivo delle lavoratrici e dei lavoratori del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna è messo a rischio - afferma Cesare Berselli, funzionario della Fp Cgil di Bologna - Abbiamo ripetutamente evidenziato le condizioni lavorative degli operatori/trici delle U.O. Medicine Interne, delle U.O. di Geriatria, delle U.O. di Nefro Dialisi, U.O. Urologia, nella Media e Alta Intensità e nel Pronto Soccorso Generale (per citare alcuni esempi), dove il personale viene “dato in prestito” temporaneamente ad altre U.O per permettere la pura assistenza di base.
Siamo perfettamente consapevoli dei vincoli e delle condizioni di contesto che interessano la sanità pubblica anche a Bologna - continua Berselli - e, anche per questo abbiamo continuamente sollecitato l'Azienda Ospedaliera a mettere in atto una seria e attenta programmazione.
Al contrario tocca prendere atto di una evidente disorganizzazione e non programmazione che si traduce in soluzioni improvvisate come l'assegnazione temporanea, il ricorso agli straordinari e alle prestazioni aggiuntive. Misure che, oltre a mettere sotto stress le lavoratrici e i lavoratori, rischiano di mettere in pregiudizio la qualità di cura dei pazienti. Sono molte le segnalazioni da parte di pazienti che lamentano il poco tempo a loro dedicato, durante il ricovero. E a farne le spese sono sempre gli operatori della sanità.
Ancora una volta chiediamo che da subito si metta in atto un piano straordinario di assunzioni per far fronte alle necessità di fornire risposte adeguate ai bisogni di cura, e che permetta di determinare carichi e condizioni di lavoro dignitose e sostenibili e se il piede sul freno è posto dalla Regione, come spesso ci viene riportato a giustificazione, serve che l'Azienda Ospedaliera convinca l'assessorato regionale competente a spostarlo sull'acceleratore.
Le risposte ai bisogni di cura delle persone e la necessità degli operatori della sanità di lavorare in condizioni adeguate per fornirle, rappresentano diritti fondamentali che non possono più aspettare e per quanto ci riguarda - conclude il sindacalista - agiremo attraverso tutti i mezzi che riterremo opportuni, per garantirli.
Siamo il primo Sindacato
A chiusura della settimana di elezioni per i rinnovi delle RSU nel pubblico impiego, possiamo affermare che la categoria bolognese della FP CGIL si conferma di gran lunga il sindacato maggiormente rappresentativo in tutti i comparti: Funzioni Centrali, Funzioni Locali e Sanità.
L’esito degli scrutini registra un importante incremento dell’esercizio di democrazia da parte delle lavoratrici e lavoratori coinvolti.
Su una platea di circa 26.500 di aventi diritto, ha votato infatti il 73,05% delle lavoratrici e lavoratori con un incremento di oltre il 5% rispetto alle elezione del 2022.
E’ aumentato significativamente anche il numero di lavoratrici e lavoratori che hanno scelto la FP CGIL in tutti e tre i comparti.
+ 253 in sanità, + 350 nelle funzioni centrali e + 212 nelle funzioni locali nonostante il calo degli aventi diritto che solo nel comune di bologna è di oltre 250 addetti.
Siamo il Sindacato di maggioranza in sanità con il 32,89% dei consensi, nelle Funzioni centrali con il 34,75% e siamo maggioranza assoluta negli enti locali con il 50,86%.
La categoria cresce complessivamente dell'1%
La Fp CGIL di Bologna esce quindi rafforzata da questa tornata elettorale confermandosi il sindacato complessivamente maggiormente rappresentativo e in alcuni enti il sindacato di maggioranza assoluta.
Un riconoscimento al lavoro fatto in questi anni a tutti i livelli della nostra organizzazione, all'impegno dellə delegatə degli scorsi mandati, a quellə appena elettə che presto si insedieranno, a coloro che non sono stati elettə ma che con il loro contributo hanno fatto crescere il nostro consenso.
Un esito che ci consegna la responsabilità di fare sempre meglio per le lavoratrici e i lavoratori che operano nei servizi pubblici e per difendere la funzione fondamentale che i servizi pubblici svolgono per la collettività garantendo i diritti fondamentali di tutte le persone.
La responsabilità di un sindacato per davvero.
Marco Pasquini
Segretario Generale della FP CGIL di Bologna
I Vigili del Fuoco di Bologna preannunciano lo Sciopero
La Fp CGIL assieme a Confsal, Uil PA, FNS Cisl e USB hanno dichiarato lo stato di agitazione e formalmente attivato la preventiva procedura di conciliazione delle controversie.
Il 9 aprile del 2024, a seguito di un incidente che causò l’esplosione ed un crollo parziale nella centrale idroelettrica di Bargi (frazione di Camugnano) causando così la morte di sette persone, iniziò un lungo e travagliato intervento di soccorso e messa in sicurezza di un sito unico nel suo genere.
Già dal 20.5.2024 il Comando di Bologna si prodigò dando formali indicazioni al personale intervenuto il 9 aprile dalle ore 15:35 fino alle ore 24:00 del 10 aprile, di recarsi presso l’Ospedale Bellaria per sottoporsi a visita pneumologica con spirometria flusso/volume, in quanto a conoscenza della presenza di amianto nell'area di intervento, come peraltro comunicato dalla società Enel Green Power.
A seguito di problematiche di natura organizzativa/amministrativa sollevate dalla struttura sanitaria, lo stesso comando provinciale disponeva l'attivazione del protocollo “rischio amianto” dandone informazione ai dipendenti, con la possibilità di svolgimento delle visite previste dallo steso, presso la sede di Bologna e presso studi medici convenzionati. Tutto ciò è stato disatteso.
Sono quindi seguite numerose note sindacali e richieste di chiarimenti per avere delucidazioni su tempistiche e modalità degli screening al personale intervenuto, ma nessuna nuova disposizione chiara e trasparente è intervenuta per l’applicazione del previsto protocollo sanitario per esposizione ad amianto e/o sostanze pericolose nei riguardi del personale potenzialmente esposto nel corso delle operazioni di soccorso. Inoltre non risulta nei fascicoli personali dei dipendenti traccia della potenziale esposizione a rischio da amianto.
il 13 Marzo 2025 le organizzazioni sindacali su citate, hanno chiesto di avere copia delle comunicazioni intercorse tra Comando Provinciale e Direzione Centrale Salute circa l’esatta procedura da adottare nei confronti del personale e di conoscere le tempistiche esatte e le modalità da seguire per gli approfondimenti necessari.
La risposta, su un tema di primaria importanza quale salute e sicurezza, intervenuta 27 giorni dopo la richiesta, non soddisfa le scriventi Organizzazioni Sindacali in quanto reca solo informazioni sommarie e non risolutive. Per questo, siamo stati costretti a richiedere la formale attivazione della preventiva procedura di conciliazione delle controversie di cui all’accordo di settore, così come previsto dalla legge 146/90 e ss.mm.ii pronti a proclamare lo sciopero qualora ancora una volta inascoltati.
Auspichiamo che il tema della salute e sicurezza sul lavoro non sia esclusivo interesse di chi quotidianamente opera in condizioni spesso proibitive, per garantire adeguato soccorso.
Al Rizzoli, primi risultati dopo lo stato di agitazione, su viabilità, parcheggi e mensa.
Nell'incontro tra sindacati e Azienda dopo lo Stato di Agitazione che come FP CGIL assieme alla UIL, abbiamo aperto, l'Azienda ha dato le prime risposte alle nostre richieste.
🟥 Aumento di 15€ del contributo per l’abbonamento al trasporto pubblico che quindi, dalla prossima campagna abbonamenti, passerà da 135€ a 150€
🟥 Da giugno, due parcheggi saranno riservati al car pooling (auto condivise), prenotabili tramite app dedicata.
🟥 Aumento delle prese di ricarica per bici elettriche presso il Centro di Ricerca e l’Ospedale.
🟥 Apertura di Via Bellombra per biciclette e veicoli.
🟥 Orari contingentati per l’accesso dei mezzi dei fornitori
🟥 Realizzazione di una mini rotatoria per migliorare il deflusso del traffico lungo la salita dell’ospedale.
🟥 Parcheggio B gratuito per un massimo di 90 auto fino al 31 maggio.
🟥 Acquisto di auto eco-compatibili per il Rizzoli, destinate sia all’uso interno che esterno.
A seguito di nostra insistente richiesta sarà poi verificata la possibilità di accreditare sulla tessera credito precedente.
Per quanto riguarda la strada franata, ci è stato comunicato che la viabilità sarà ripristinata entro i primi di maggio determinando circa 60 nuovi posti auto disponibili.
🟥 Inoltre, domani 26 marzo alle ore 16:30, si terrà un incontro con Tper, al quale parteciperà anche una delegazione sindacale.
Sarà per noi l'occasione per chiedere la Riduzione del costo dell’abbonamento, l'uso gratuito di Mobike e la rimodulazione del percorso della linea 29 in aggiunta alla linea 30
🟥 In riferimento ai temi posti sulla difficoltà di utilizzo della mensa per la fruizione del pasto, abbiamo ottenuto la creazione di un nuovo punto mensa presso il Centro di Ricerca, per decongestionare la mensa centrale che è utilizzata sia dai dipendenti che da altri utenti.
Si tratterà di un punto ristoro, situato nello spazio antistante al bar con 60-70 postazioni solo per i dipendenti
Nella mensa della zona ospedale saranno rimodulati gli orari per garantire una fascia eslusiva solo per i dipendenti.
Le fascie di accesso agli esterni saranno due. Dalle 12:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 15:00, mentre il per il personale l'accesso rimane dalle 12:00 alle 15:00 con utilizzo esclusivo dalle 13:00 alle 14:00.
Come Cgil abbiamo comunque chiesto di aprire il confronto sui buoni pasto.
Questi importanti risultati sono stati possibili grazie all'azione della FP Cgil e al grande sostegno delle lavoratrici e lavoratori del Rizzoli.
Sistema culturale bolognese in crisi: precarietà, carenza di personale e rischio esternalizzazione
Bologna, 21 marzo 2025 – Musei e biblioteche bolognesi si trovano in una situazione di profonda crisi, caratterizzata da precarietà, sottodimensionamento dell'organico, ricorso al volontariato e mancanza di prospettive.
Uno scenario che stride con l'immagine di eccellenza culturale promossa dall'amministrazione comunale a livello internazionale.
La situazione è precipitata con le recenti dimissioni annunciate dalla dirigente del Settore Musei Civici, a partire da giugno.
La Rsu (Cgil Cisl Uil Cobas) del Comune di Bologna denuncia da tempo una situazione ormai insostenibile.
La carenza di personale affligge il settore da anni, senza che l'amministrazione abbia garantito un adeguato ricambio di personale. Le ultime assunzioni, risalenti all'estate scorsa, hanno visto l'inserimento di sole 5 unità, lasciando decine di candidati esclusi dalla graduatoria.
Il rischio di un'esternalizzazione del settore culturale si fa sempre più concreto, come soluzione per aggirare i limiti assunzionali imposti dalle normative nazionali. Nel frattempo, la città registra un boom di presenze turistiche, con 1.836.216 arrivi nel 2024, di cui il 55% provenienti dall'estero (Fonte: Bologna Welcome).
Le sedi museali e bibliotecarie versano spesso in condizioni di scarsa manutenzione, come dimostra il crollo di parte del soffitto del Museo della Musica lo scorso ottobre, fortunatamente avvenuto in orario di chiusura.
Le organizzazioni sindacali RSU CGIL CISL UIL e COBAS hanno denunciato la situazione in Prefettura il 12 marzo e ribadito le loro preoccupazioni durante l'assemblea sindacale di ieri mattina al Muse Mambo che ha visto una massiccia partecipazione delle lavoratrici e lavoratori del settore.
Oltre ai dipendenti comunali, anche i lavoratori delle cooperative, con contratti precari e al ribasso, operano nel settore culturale e meritano condizioni contrattuali e lavorative all’altezza della loro professionalità.
Le sigle sindacali, CGIL CISL UIL COBAS, unitariamente, annunciano uno sciopero per protestare contro il silenzio dell'amministrazione comunale, che non fornisce risposte ai lavoratori e ai cittadini.
Per dare voce al disagio e sensibilizzare l'opinione pubblica, le organizzazioni sindacali, in collaborazione con il mondo culturale bolognese, promuoveranno una serie di iniziative.
La prima si terrà il 13 aprile 2025 alle ore 11 presso la Certosa Monumentale di Bologna, con il titolo “MI RIVOLTO NELLA TOMBA” , aperta alla partecipazione di tutta la cittadinanza.










