“Non si può pensare di riorganizzare la rete sanitaria metropolitana se non si ripristinano condizioni di lavoro adeguate e sostenibili”. È quanto ribadito dal Segretario Generale della FP CGIL di Bologna Marco Pasquini, nella riunione della CTSSM che si è svolta il 15 luglio scorso in Città Metropolitana di Bologna. “Nelle Aziende sanitarie Bolognesi si lavora male! Non solo per la carenza di personale in tutte le professioni, ma anche per modelli organizzativi oggi inadeguati che scaricano sul personale in forza il peso di garantire la tenuta dei servizi. Così non può continuare.”

Un quadro lucido e preoccupante, quello rappresentato dalla FP CGIL di Bologna sul precario stato di salute dei servizi sanitari metropolitani, come confermato dai due stati di agitazione delle lavoratrici e lavoratori ancora attivi in AUSL e in AOSP.

“È inaccettabile che le Aziende non forniscano dati chiari e aggiornati su assunzioni, dimissioni, organici effettivi e criticità interne ai servizi”, ha rimarcato la FP CGIL. “I nostri funzionari e delegati non possono impazzire per ottenere dati che dovrebbero essere pubblici e trasparenti. Abbiamo bisogno di numeri certi e dell’andamento reale nelle Aziende per capire dove e come intervenire”.

Qualche dato, nel corso dell’incontro è stato comunicato. E non è rassicurante. In AUSL per quanto riguarda il personale infermieristico nel corso del 2026 le assunzioni sono state 137. Le cessazioni 102. E anche le previsioni di ulteriori assunzioni dovranno fare i conti con le possibili nuove cessazioni. AOSP non ha ancora comunicato alcun dato. In AOSP Per quanto riguarda il personale OSS sono previste 30 nuove assunzioni a partire da agosto. Nessun dato sulle cessazioni. AUSL non ha ancora comunicato alcun dato.

Per la FP CGIL sono dati assolutamente insufficienti a dare soluzioni, anche solo parziali alle criticità già presenti e per quanto riguarda il personale Socio Sanitario, il reclutamento da parte delle Aziende sanitarie rischia di desertificare le dotazioni organiche del sistema socio assistenziale: ASP e CRA. Serve una visione complessiva.

 “Appare chiaro quindi, come peraltro era già chiaro quando in regione Emilia Romagna nei mesi scorsi è stata sottoscritta con CGIL, CISL e UIL l’Agenda Sanità – sottolinea Pasquini – che non siamo di fronte ad un ampliamento dell’offerta di servizi, ma ad una loro rimodulazione in un’ottica territoriale, nel tentativo condiviso di garantire in maniera appropriata la tenuta del sistema sanitario regionale e quindi metropolitano. Bisogna continuare a garantire risposte pubbliche ai bisogni di salute e di presa in carico delle persone. E allora – ribadisce Pasquini – è indispensabile affrontare e condividere un processo totale di riorganizzazione dell’intero sistema sanitario e in maniera sinergica tra le Aziende del territorio che, tenendo conto delle reali possibilità, consenta di dare piena attivazione alle nuove strutture che in queste settimane sono state inaugurate sul territorio metropolitano grazie ai fondi del PNNR. Case di comunità, Ospedali di Comunità, AFT. Una totale riorganizzazione che non può prescindere dalla necessità di ripristinare sostenibili condizioni di lavoro necessarie a trattenere il personale già in servizio e a reperirne di nuovo, oltre che a garantire qualità dei servizi. In questa situazione non è possibile aprire nuove strutture senza ripensare a quelle già in essere.”

“Siamo assolutamente consapevoli – chiude Pasquini – che le risposte al problema salariale dipendono dal sotto-finanziamento disposto dal Governo e non possono quindi trovare esaustive soluzioni a livello territoriale. Ma quelle che fanno riferimento all’offerta di servizi, all’organizzazione e alle condizioni di lavoro sono in capo alla Politica e alle Aziende Sanitarie del territorio. E qui, in maniera condivisa, vanno trovate”

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