A Bologna il presidio si è svolto davanti all’Arena del Solo in Via dell’Indipendenza.
Musei, biblioteche, pinacoteche, monumenti, festival, teatri, archivi, cineteche e tanto altro. Istituzioni che il Paese esibisce come vanto, ma gestite spessissimo con appalti al ribasso, precariato, false partite IVA, contratti pirata, volontari messi in turno. Sempre meno quelli assunti direttamente dallo Stato e dagli Enti Pubblici, con turn over coperto col contagocce o non coperto. Lavoratrici e lavoratori altamente qualificati tenuti in uno stato di precarietà strutturale, pagati con la retorica della vocazione e della passione.
Le richieste delle lavoratrici e lavoratori che operano nella cultura, sono state semplici e concrete: Assumere, non esternalizzare: contratti diretti, stabilizzazioni, parità di diritti; Un piano straordinario di assunzioni nel Ministero della Cultura, negli Enti locali, nelle università e nelle istituzioni pubbliche; Salari dignitosi e contratti di settore che fermino il dumping salariale applicati pienamente e rinnovati alla scadenza; Reddito di discontinuità per chi lavora in modo intermittente; Fine dello straordinario non pagato. Piena applicazione delle norme su salute e sicurezza.
Al contrario siamo di fronte a scelte politiche chiare: mentre si portano le spese militari al 5% del PIL, si tagliano i finanziamenti alla cultura. Fondi straordinari per la guerra. Tagli ordinari per biblioteche, musei, festival.
Noi scegliamo la cultura come servizio pubblico, il lavoro giusto nella cultura, la pace. Non chiediamo favori. Chiediamo quello che in questo Paese, dovrebbe spettare a qualsiasi lavoratrice e lavoratore.




